Il “Giorno del Ricordo” per ripudiare gli Stati etnici ed ideologici persecutori delle alterità

Allocuzione accordata del leader di Fogolâr Politic "Europa Aquileiensis" prof. Travain "contro i nazionalismi e i totalitarismi avvelenatori della migliore civiltà europea che nel mito di Aquileia rinnova, al crocevia delle genti del Continente, la sua lezione contro la barbarie mai debellata completamente".
Ha affidato ad un'orazione online il proprio pensiero sull'argomento, in qualità d'ideologo e leader politico del movimento civista-euroregionalista ultratrentennale del Fogolâr Civic, oggi rappresentato nell'agorà del Friuli Venezia Giulia dalla formazione Fogolâr Politic "Europa Aquileiensis". Così, il 10 febbraio 2023, l'intellettuale o meglio il "tribuno culturale" udinese - così ama definirsi - prof. Alberto Travain ha commemorato il Giorno del Ricordo, dedicato al dramma della persecuzione e del massacro delle popolazioni autoctone italiche nell'Alto Adriatico orientale, da parte di guerriglieri slavi ribelli all'invasione italiana e tedesca di quei territori tra Prima e Seconda Guerra Mondiale. C'era di mezzo, quindi, la politica, l'ideologia e anche la vendetta per le persecuzioni subite dalle popolazioni slave da parte dei Paesi invasori, subentrati prima all'Impero asburgico e poi anche al Regno di Jugoslavia. Tra questi certo Italia e Germania, padroni prepotenti. "Chi è stato il colpevole principale di quelle tragedie, oltre agli assassini, ai persecutori?" si è chiesto Travain: "Chi è stato il mandante?". Secondo il leader fogolarista, "la serpe in seno" nell'Europa del secolo XX stava nell'idea che genti e culture diverse non potessero convivere sotto la stessa bandiera: l'idea dell'Europa degli Stati-Nazione, affermatisi sopprimendo o sottomettendo le loro differenze interne. Ecco, secondo il capo di Fogolâr Politic, "la serpe che ha strangolato la grande civiltà europea", internazionale e capace di pluralismo. Travain ha ricordato come questi Stati abbiano trasformato popolazioni d'antico insediamento in popolazioni ospiti, non di rado perseguitate. Idee che fanno a pugni - ha rimarcato il "tribuno" udinese - soprattutto con un "Friuli Venezia Giulia che è il crocevia delle differenze della nostra Europa". "Nel ricordare questa tragedia non dirò viva l'Italia, perché l'Italia - ha proseguito l'oratore - è stata uno di quegli Stati-Nazione che hanno calpestato le differenze. E non dirò certo viva la Jugoslavia, men che meno quella titina, fondata sulla violenza e sulla tirannia. E non dirò viva la Slovenia; e non dirà viva la Croazia, anch'esse Stati-Nazione slavi dal cui labbro pende ancor oggi un po' il rispetto di antiche popolazioni italiche. Dirò viva San Marco! Dirò viva Sant'Ermacora! Dirò viva Venezia! Viva Aquileia! Viva Vienna! Viva l'Austria di una volta: quell'Austria che, pur maldestramente, con tutti i suoi difetti, sapeva rispettare e sapeva fare in modo che le popolazioni reciprocamente si rispettassero. Quella è davvero una grande storia che dovremmo ricordare anche come insegnamento. L'Austria non creò, Venezia non creò, Aquileia non creò i massacri e gli odi di cui oggi stiamo parlando! Questi Stati non crearono campi di concentramento e foibe; non inventarono l'ostilità tra le differenze di queste nostre terre e di queste nostre popolazioni che formano ancor oggi il più bel crocevia d'Europa! Il Giorno del Ricordo dovrebbe essere un giorno in cui si sceglie da che parte stare: da che parte stare guardando al passato e da che parte stare guardando al futuro! Non possiamo stare dalla parte degli Stati nazionali che hanno perseguitato le differenze e che hanno creato tanto dolore! Non possiamo stare dalla parte di coloro che continuano a considerare giusto questo principio. Non possiamo considerare questo la nostra Storia: non è l'insegnamento di Madre Aquileia, non è l'insegnamento di una civiltà di fronte alla quale tutti noi dobbiamo toglierci il cappello. Una civiltà rappresentata idealmente dal grande mosaico della nostra splendida Basilica Patriarcale: quello è il simbolo, quello è il futuro, quella è la traiettoria che la nostra Storia ci insegna. La salvezza, l'armonia delle differenze; la gloria, il vanto, di esserne bandiera! Viva la Storia che ha saputo unire e che non ha creato lager e foibe! Viva l'Europa dei popoli! Evviva sempre la nostra Aquileia!". Un discorso accorato, quello del coordinatore di Fogolâr Politic, in lingua comune italiana, rivolto a una cittadinanza regionale ma anche transfrontaliera necessitante - ha commentato - di affrancarsi da riduttive, faziose e alienanti letture 'nazionali' della propria oltremodo complessa vicenda. "Contro i nazionalismi e i totalitarismi avvelenatori della migliore civiltà europea che nel mito di Aquileia rinnova, al crocevia delle genti del Continente, la sua lezione contro la barbarie mai debellata completamente": questo l'orizzonte interpretativo in seno al civismo euroregionalista friulano di una rimembranza ancora dolorosa e divisiva.